L’unico modo che ho per bere una birra decente è uscire di casa e farmi
quasi una decina di km; di solito mi porto qualcosa da leggere. Mi capita
abbastanza spesso di passare il sabato così, un po’ per indole, un po’ perché
mi sono rotto di farmi “bidonare” ogni volta, rovinandomi così l’unica sera in
cui posso uscire. Anche ieri. Mentre stavo degustando la “Super”, una di
quelle birre artigianali che non sono sempre disponibili (ambrata, doppio
malto, abbastanza dolce :) , leggendo “Cristo si è fermato a Eboli”, di Carlo
Levi, ecco che si avvicina un solingo figuro, che esordisce con un “Che leggi
fra’?”.
Dopo 5 minuti di comune conversazione, costui mi propone di andare a casa
di un suo amico. Ci penso 10 secondi e acconsento. Non so bene perché.
Arrivati sotto la casa dell’amico, il solingo figuro, che risponde al nome di
D., fischia. Beh, ci prova, in realtá non è capace, però asserisce che il suo
amico lo sente uguale; con mia grande sorpresa si apre una finestra al primo
piano.
Il succitato amico si chiama F., vengo a sapere che è un folle che passa
praticamente tutto il suo tempo libero creando musica elettronica, che fa con
un paio di vecchi Mac, con improbabili programmi algoritmici e degli strani
mixer dall’aspetto alieno. Non dissimile all’aspetto del proprietario del
resto, che è alto circa 1.80cm, ma probabilmente pesa 40kg, metà dei quali sono
dati dai capelli tipo afro. Ci mostra con orgoglio i chip che produce in
catena di montaggio, per “tirare a campa’”, ci tiene a spiegarci cosa sono e a
cosa servono, di fatto non l’ho capito.
Mi propongono di andare da qualche parte e io ancora una volta acconsento,
questa volta senza titubanze. Sulla strada incontriamo A., insieme discutiamo
di musica, di film improbabili, di diritto d’autore, legislazione sull’accesso
abusivo e anche di open source. Tutto questo a bordo della “Negrantuno”, come
viene ribattezzato l’autobus 91 da uno dei miei compagni, mezzo di trasporto
noto per l’alta percentuale di utenza nordafricana. Alla fine mi azzardo a
chiedere dove stiamo andando, scopro che la destinazione è un centro sociale in
zona Navigli.
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Foto del centro sociale, by dem666
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Premetto che quando venivo additato come “comunista” o “leoncavallino” mi sono
sempre difeso dicendo che non sono mai entrato in un centro sociale.
L’hackmeeting si è svolto in un centro sociale, è vero, ma era solo un
contenitore. Di fatto quindi, questa era la prima volta che entravo in un
centro sociale. Lì incontriamo tre graziose donzelle, M., C. e S., birra a
2.50 euro, musica funk, gente veramente disponibile e amichevole, tutto
abbastanza gradevole. Di solito quel tipo di musica mi “Funkagare”, ma dato
l’ambiente l’ho accettata di buon grado e ho anche imparato ad apprezzarla.
La cosa più disarmante è stata la confidenza che si è subito formata tra me
e gli altri, che formano un gruppo a quanto ho capito molto unito. Mi sono
confidato con loro come probabilmente non avevo mai fatto con nessun altro
sconosciuto e lo stesso hanno fatto loro, raccontandomi i dettagli più oscuri
della vita. Finalmente qualcuno con cui parlare liberamente, senza pericolo di
essere frainteso o giudicato.
Mi chiedo s’io non abbia sbagliato tutto nella vita.
Probabilmente sì.